martedì 21 luglio 2020

La scala di riduzione

Locomotiva in scala G

Altro passaggio fondamentale è la scelta della scala di riduzione.

Anche in questo caso cito le norme NEM:
NEM 010 - ed. 1987
2 - Il Rapporto di Riduzione di impianti e veicoli fermodellistici viene espresso con il termine "Scala". La scala è identificata mediante una sigla composta da caratteri alfanumerici o cifre romane (Tabella 1).
I numerosi Scartamenti presenti nelle ferrovie reali vengono riuniti in quattro gruppi per la riproduzione modellistica. 
La sigla della scala senza nessun carattere aggiuntivo si riferisce a scartamenti reali > 1250, mentre per ferrovie a scartamento ridotto < 1250 vengono aggiunti alla sigla della scala i caratteri aggiuntivi "m", "e" oppure "i". 
Per queste sigle combinate di scala e scartamento è utilizzato in Italia il termine "Norma". 
Esempi: 
Riduzione in 1:87 di una ferrovia a scartamento normale: Scala H0 ("Acca-zero") Norma H0 (scartamento 16,5) 

Riduzione in 1:45 di una ferrovia a scartamento metrico: Scala 0 ("Zero") Norma 0m (scartamento 22,5)

Le scale principali utilizzate nel modellismo ferroviario vanno dalla minuscola Z (rapporto di riduzione 1:220) alla gigantesca sala G o LGB (rapporto 1:22,5).

Le più comuni per i plasticisti sono la N (1:160), la TT (1:120), la H0 [acca zero] (1:87), la 0 [zero] (1:45 in Europa, 1:43,5 in UK e Francia, 1:48 in nord America)

Ovviamente ad ogni scala corrisponde uno scartamento, ovvero la distanza tra le facce interne delle rotaie del binario. Lo scartamento standard europeo è di 1435mm.
Vi invito ad approfondire la questione degli scartamenti. Ne esistono di diversi nel mondo. 
Oltre a quello standard europeo, ci sono quelli larghi, come quello spagnolo e portoghese, russo, finlandese,indiano; così come quelli stretti o ridotti utilizzati soprattutto sulle linee di montagna o in molte linee centro americane.
Famoso è quello delle ferrovie retiche RhB, con scartamento metrico che parte da Tirano in Italia ed arriva a Coira, Davos, Disentis, Scuol passando per la famosa località turistica di St Moriz. Meta di "pellegrinaggi" per gli appassionati di ferrovie di tutto il mondo, oltre che di moltissimi turisti per gli splendidi paesaggi alpini di alta quota attraversati.

Quale scala usare


Modello di locomotiva in scala H0 - 1:87

La scelta per un plastico domestico, generalmente, si riduce a due o tre: N, TT, H0
Tra queste, poi, è necessario tener conto della disponibilità di materiale rotabile disponibile in commercio. Sicuramente la H0 è la scala regina. Sia per il rapporto di riduzione che permette di godere di dettagli più definiti delle altre, sia per la grande disponibilità di rotabili attualmente in commercio.

Ovviamente, dovremo valutare se questo rapporto di riduzione ci permetterà di riprodurre quello che desideriamo e se, nel tempo, potremo avere un numero di rotabili sufficiente e coerente con quanto abbiamo definito: luogo ed epoca.

La mia scelta è caduta sulla scala H0 perchè mi permette di avere un parco rotabili coerente per epoca, località scelta, tipologia di materiale rotabile impiegato.

Inoltre, la scala permette di riprodurre facilmente molti dettagli costruttivi sia sui rotabili che sui vari elementi del paesaggio.
La rimessa locomotive riprodotta in scala H0.
Notare il complesso di travi e centine che compongono il tetto perfettamente riprodotto.

Abbiamo compiuto un altro importante passo verso l'avvio della progettazione. Nel prossimo capitolo sceglieremo il tipo di layout del nostro plastico. 

lunedì 20 luglio 2020

La scelta del soggetto: stazione o piena linea

Un tratto di piena linea con il regionale Udine - Tarvisio 
Questa sarà una pietra miliare di tutto il futuro plastico.
Ed è una scelta da valutare con estrema attenzione perchè porterà grandi soddisfazioni se fatta con calma, o grandi crisi se presa in fretta.
Qui bisogna usare la testa, lasciando alla pancia il minimo.

Vi spiego perchè lo ritengo un passo fondamentale cercando di dare alcune definizioni dei due soggetti.

La piena linea: se il soggetto del nostro plastico sarà questo, avremo la possibilità di veder correre i nostri treni immersi nell'ambiente circostante. Cercando di mescolare al meglio i vari elementi, il risultato potrebbe essere affascinante. Generalmente, per riprodurre un tratto in piena linea, è bene cercare di porre ai due estremi qualche elemento che mimetizzi l'uscita di scena del treno.

Se l'ambientazione scelta fosse la montagna o un tratto in collina, avremmo gioco facile: due portali di galleria ed il gioco è fatto.
Per la pianura possiamo aiutarci con alcuni elementi e ricordando che la pianura non è piatta.
Piccoli avvallamenti, gruppi di alberi, qualche casa, edifici di vaio genere possono aiutare il modellista a creare le quinte della scena. Di grande aiuto, poi, i vari cavalcavia, viadotti, ponti possono mascherare al meglio l'uscita di scena dei vari attori: i nostri treni.

Un modellista è, di fatto, uno scenografo teatrale, il cui palcoscenico è il piano del plastico, le quinte saranno questi elementi di mascheramento, il fondale sarà la foto o il dipinto che porremo alle spalle del nostro plastico.

Sto parlando di plastico, ma per un diorama o plastirama è la stessa cosa. L'unica differenza è che nel plastico le rotaie proseguono oltre le quinte, verso altre scene, dando l'idea del treno che prosegue verso altre stazioni. Il diorama è una scena statica, un teatro di posa dove il treno può essere ammirato nel suo ambiente. Il plastirama, come anche il modulo Fremo o FIMF è una via di mezzo tra i due. E' un diorama operativo dove il treno, oltre che essere immerso nel suo ambiente, può anche fare qualche movimento. Se questo modulo viene collegato ad altri con una coulisse, una stazione nascosta o altri moduli nei raduni, allora diverrà parte di una rappresentazione più grande.

Tornando alla scelta, per concludere la parte dedicata alla piena linea, avremo la presenza di opere d'arte come ponti e viadotti, tombini. La linea correrà su un rilevato posto più o meno a mezza costa, che permetta di staccarlo e porlo al centro dell'inquadratura.
Attorno al treno avremo sicuramente tutte le componenti tipiche della ferrovia: picchetti, segnali, tabelle. Potremo inserire un Passaggio a Livello o un sottopasso.
A seconda dell'ambiente scelto avremo poi scarpate in pietra o campi coltivati. Sta al modellista cercare il giusto equilibrio tra le varie parti ed in questo aiuta l'osservazione.
Un consiglio, fate tante foto. Vi aiuterà a scegliere il soggetto migliore e ad inquadrare il plastico. Se poi avete la possibilità di fare un corso di fotografia, anche solo di base, ne troverete grande vantaggio. Le regole della fotografia calzano a pennello nella realizzazione di plastici e diorami.

Quanto detto fino a qui vale anche per la seconda opzione che il modellista ha di fronte, nella scelta del soggetto del suo plastico: la stazione.


Treno di carrozze tipo MD con pilota in testa, in sosta nella stazione di Carnia (UD)
Rispetto alla piena linea, dove i treni transitano più o meno velocemente, la stazione offre altre possibilità. L'arrivo e la partenza dei convogli, in primis, con tutte le operazioni legate a questo.
A seconda delle epoche, avremo la possibilità di movimentare dei carri, di comporre e scomporre dei treni. Se la stazione sarà di una certa importanza, situata in una località da cui partono più linee o in un punto in cui, soprattutto con la trazione a vapore, sostavano le locomotive adibite alle spinte sulle rampe di salita delle linee di montagna, avremo la presenza di rimesse locomotive dove queste venivano accudite tra un servizio e l'altro.
Sempre guardando alle epoche passate, diciamo fino alla IV, la presenza di binari di scalo con magazzini merci o, almeno, piani di carico, era consueta anche nelle stazioni minori.
Solo le semplici fermate non avevano nulla se non fabbricato viaggiatori e marciapiedi.

Quindi, chi volesse vivere il momento della formazione del treno, del cambio delle locomotive, dei movimenti dei carri da e per lo scalo, sicuramente opterà per questa seconda scelta.

La stazione offre moltissime opportunità, ma, se non studiata a dovere, può rivelarsi un fallimento.

Tornando alla meravigliosa Milano Centrale, dobbiamo sempre cercare di dosare gli elementi con sapienza e accortezza, cercando di non esagerare.

Come si dice: "il troppo stroppia". E vale anche per il nostro plastico. Troppi binari, troppi scambi possono sovraccaricare la scena.

Come dicevo poco sopra, saper bilanciare gli elementi è fondamentale per ottenere un buon risultato.
Partiamo dallo spazio a nostra disposizione, cerchiamo di inserire quelli che saranno i punti fissi: il binario principale, il fabbricato viaggiatori, il magazzino.

esempio di progetto di una stazione con rimessa, magazzino merci e SSE
Dovremo decidere se la linea su cui si pone la stazione è a singolo o doppio binario, elettrificato o meno.
Se ci siano più linee afferenti alla nostra stazione.
Se ci siano raccordi verso industrie, magazzini, se la zona in cui è ambientata la stazione produca qualcosa in particolare per poter inserire i giusti elementi.
Oggi i treni partono solo dagli scali principali, dai porti o dagli interporti. Non esiste più il servizio a carro singolo. L'ultimo km è lasciato alla gomma, quindi tutti gli scali delle piccole stazioni sono stati disattivati se non smantellati del tutto.
In alcuni casi vengono usati per ricoverare i mezzi di servizio e di manutenzione della linea. Non dimentichiamoci di questo aspetto. Può dare vita a scene molto accattivanti che possono rendere il plastico ancora più affascinante.
Saranno le piccole scene a dare vita al nostro lavoro.

Mi sto allargando e mi rendo conto che di cose da dire, soprattutto per chi comincia, sono veramente tante. Quindi per oggi il capitolo si chiude qui. Domani un altro passo verso la definizione del nostro progetto. E senza aver ancora preso in mano la matita o il mouse per disegnare nulla...

Ma tranquilli, il risultato sarà eccezionale.

venerdì 17 luglio 2020

La scelta del soggetto: l'epoca

Un vecchio casello sulla ferrovia Rudolfiana nei pressi di Tarvisio Boscoverde

Nel capitolo "Le basi del fermodellismo", citavo Milano Centrale tra i sogni di molti fermodellisti. Una grande stazione con decine di treni, un lungo tratto di linea a doppio binario dove lanciare i convogli a velocità realistiche, magari ad alta velocità, sono i sogni di quasi tutti i fermodellisti.
I più fortunati possono tentare di realizzarli entrando a far parte di sodalizi, club, associazioni che abbiano un grande plastico sociale o organizzino raduni dove comporre grandi plastici partendo da moduli secondo norme standard (Fremo, FIMF, FIMF3000... ).

Nelle nostre piccole o medie stanze, invece, questi sogni devono essere ridimensionati per poter occupare lo spazio disponibile.

Ci si presentano due scelte fondamentali: il soggetto e la scala di riduzione.

Il soggetto

Cosa vogliamo riprodurre? Una stazione o un tratto in piena linea?
Qual'è la zona in cui ambientare il plastico? Pianura, collina, montagna, mare...
Quale epoca vogliamo riprodurre?
Locomotiva a vapore 685 in partenza da Venzone con un treno storico

Iniziamo da quest'ultima: l'epoca.
Le norme NEM (Norme Europee di Modellismo), disponibili sul sito della FIMF, indicano le epoche ferroviarie così:
Nella storia dello sviluppo ferroviario si evidenziano chiaramente epoche, che sono contrassegnate da ben precise caratteristiche tecniche e da cambiamenti delle strutture societarie. Le epoche si manifestano sia nelle installazioni fisse (p.es. nello stile di edifici e segnali) sia nell'aspetto, colorazione e immatricolazione dei veicoli. Veicoli ed accessori fermodellistici sono perciò da inquadrare in una determinata epoca. Per gli impianti fermodellistici parimenti si raccomanda di inquadrarli in una determinata epoca, in relazione alla loro tematica e decorazione. 
(da NEM800 ed. 2003 - sito FIMF)

E' bene cercare di inquadrare un periodo preciso in cui ambientare il plastico. Questo ci permetterà di scegliere il tipo di edifici, il materiale d'armamento, i rotabili, i mezzi ed anche i vestiti dei personaggi che andremo a posizionare sul plastico.

Nel video sopra, ripreso a Venzone (UD) qualche anno fa, è possibile vedere un treno storico su una linea moderna.
Questo per ricordare che, soprattutto negli ultimi anni, è possibile vedere mezzi d'epoca circolare in tempi recenti. Ma saranno da scegliere in modo accurato e coerente con quanto andiamo a riprodurre.

Una precisazione. Nessuno vieta di prendere la Bayard del 1860 e farla circolare a fianco dell'ultimissimo ETR400 "Frecciarossa 1000". Liberissimi.
Diciamo solo che, se vogliamo riprodurre la realtà, che è lo scopo del fermodellismo, questo accostamento potrebbe essere quanto meno azzardato.

Libertà personali a parte, torniamo alle epoche.
Per chi si avvicinasse ora alle ferrovie bisogna iniziare chiarendo alcuni punti.
Le rotaie non hanno sempre avuto le stesse dimensioni.
Escludendo le tipologie iniziali usate per le primissime ferrovie, i tipi standard variavano a seconda del peso per metro lineare. Si passa così dai 20, ai 30, 35, 40, 50 fino ai 60 Kg/m.
Ciascuno di questi permetteva il transito di treni con carichi assiali ben diversi.
Le rotaie utilizzate oggi permettono il transito di convogli con carico assiale di circa 22 ton/asse ed hanno un peso di 60kg/m. Inoltre vengono profilate in verghe molto lunghe, anche centinaia di metri, saldate poi in opera raggiungendo lunghezze di chilometri.
Se fate attenzione, sulle linee più moderne non sentirete più il classico tu-tum, tu-tum continuo.

In passato le rotaie erano molto più sottili e corte, i carichi ammessi più modesti e le velocità massime molto minori. Un treno a vapore di inizio '900, difficilmente raggiungeva i 100km/h in pianura. Spesso le velocità si aggiravano tra i 30 e i 70km/h

Altro treno storico, ripreso a Redipuglia nel settembre 2018.
In testa la locomotiva di origine austriaca gr.728.022 assegnata al museo ferroviario di Trieste Campo Marzio
Quindi dobbiamo fare una prima scelta: l'epoca di ambientazione.
Fatto questo potremo decidere il tipo di binario da utilizzare, le forme stilistiche dei fabbricati, che accessori ferroviari dovremo inserire e quali evitare.

Altro esempio. Se volessimo ambientare il nostro plastico o diorama in epoca III, tra il 1945 ed il 1965, su una linea secondaria, a binario unico, dovremo scegliere binari con profilo basso, segnali ad ala, probabilmente qualche colonna idraulica per rifornire le locomotive a vapore di acqua, apparati di movimento degli scambi a mano, comandi segnali e passaggi a livello a fune.
Non ci saranno segnali semaforici luminosi, pali e fili della linea aerea di alimentazione.
Probabilmente il marciapiede sarà in terra battuta senza pensiline, sicuramente senza sottopassaggio.
Se la stazione è abbastanza importante, potrebbe esserci almeno un binario di raddoppio ed uno o due binari di scalo, affiancati ad un bel magazzino merci in piena attività.

La stessa stazione ambientata tra il 1990 ed il 2000 potrebbe aver perso il binario di raddoppio e quelli dello scalo, il magazzino potrebbe essere chiuso se non demolito. I segnali ad ala sostituiti con altri luminosi e, probabilmente la linea elettrificata con rotaie da 50 o 60kg/m.

Oltre a questo, anche i mezzi in circolazione sarebbero ben diversi. Se in epoca III era probabile avere treni con locomotive a vapore, carrozze "centoporte" o Corbellini, bagagliai e carri postali di tipo antiquato, nell'epoca IV/V saranno sicuramente mezzi leggeri come le Ale o Aln a circolare, probabilmente qualche treno con locomotive elettriche e carrozze di tipo a Piano Ribassato o le prime Medie Distanze.

Anche nella riproduzione in scala dovremo porre attenzione a questo.
Ci piacciono di più le locomotive a vapore con il loro lento e sbuffante avanzare o i convogli più moderni?

Fatta la scelta avremo posto un altro paletto al nostro progetto.