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martedì 27 febbraio 2024

Linea aerea in galleria


 Il mio plastico ha molte tratte in galleria e tutte su linee elettrificate. In alcuni punti l'altezza libera sopra il binario non è sufficiente per far correre le locomotive con i pantografi liberi.

In particolare sulle elicoidali ed in alcuni tratti delle linee principali ci sono ostacoli che, pur essendo oltre il valore previsto dalla NEM, non garantiscono il passaggio.

Per evitare di rompere i pantografi, volendo far correre le locomotive con pantografi alzati (altrimenti che senso avrebbe avere treni elettrici che viaggiano a pantografi abbassati), ho studiato una soluzione che mi permettesse di installare anche in galleria qualcosa su cui far strisciare i pantografi in sicurezza.

Ho provato diverse soluzioni, dal filo ramato per saldatura, alle stecche usate dagli idraulici per stagnare i tubi di rame.

Il problema è sempre stato come fissare il filo, tubo, tondino alla struttura.

Alla fine, lampo di genio, perchè non realizzare dei supporti con la stampa 3d che facilitassero il montaggio? Detto, fatto!


Ho trovato un servizio di stampa 3d qui in città e ho fatto realizzare due prototipi. Questo supporto permette di installare dei tondini di acciaio da 2mm di diametro. Ho notato che in alcuni casi è necessario rinforzare il tutto con una goccia di cianoacrilico, ma altrimenti è sufficiente l'incastro.

Il disegno del pezzo consente di avere circa 2/10 del diametro fuori dalla plastica, quindi lo strisciante passa senza incepparsi.

Sono previste due asole per fissare il supporto con viti, ma sto utilizzando della colla a caldo, molto più comoda e rapida nei punti difficili da raggiungere.


I due scansi presenti consentono di montare due tondini affiancati per realizzare le giunzioni. nella foto un esempio di montaggio che andrà fissato ad un telaio in legno di supporto. Piegando leggermente le estremità dei tondini verso l'alto si crea l'invito allo strisciante per evitare impuntamenti.

Userò sempre questi supporti anche nei punti in cui inizierà la catenaria relistica.

Chi fosse interessato ad averne alcuni, mi contatti.

lunedì 18 luglio 2022

Estate 2022: pochi lavori sul plastico, tante nuove idee.

 L'estate 2022 non sarà di certo tra le più produttive a livello fermodellistico. Nonostante il clima fresco della stanza invogli a passarci del tempo, viste le torride e aride giornate di queste settimane, purtroppo (o per fortuna) ci sono altri lavori che mi stanno occupando ogni istante libero. La ristrutturazione della casa, vivendoci dentro, non è cosa semplice.

Ma questo tempo e due chiacchiere con un amico hanno stimolato un nuovo sviluppo nel progetto del plastico. (Mai dire che un progetto di un plastico è definitivo, arriverà sempre l'idea nuova che farà cambiare qualcosa)

Situazione del progetto a maggio 2022

Lo sviluppo riguarda la linea secondaria. Nel progetto precedente, diciamo quello a maggio 2022, la linea avrebbe attraversato il passaggio di ingresso alla postazione di controllo del plastico con un ponte posto a circa 1300mm da terra, che avrebbe costretto le persone ad abbassarsi per entrare nella stanza.

Altro punto a sfavore di questa soluzione, la stazioncina di Bagni (vedi l'articolo) non avrebbe avuto una prosecuzione. La cosa non mi piaceva. Due soli binari, senza un minimo di struttura per il ricovero di treni e locomotive non mi sembravano adatti.

Pensa che ti ripensa, chiacchierando con un amico, ecco l'idea: invertire il senso di circolazione, ovvero, la linea sarebbe passata prima per la stazione di Bagni e sarebbe terminata nella stazione di Ugovizza (che in realtà era passante). In questa località avrei aggiunto qualche binario per rendere la stazione degna di diventare il capolinea di treni anche di una certa importanza.

Da cosa nasce cosa, perchè non cercare una stazione che, alla fine del secolo scorso, avesse una funzione simile? La risposta è stata semplice da trovare: Calalzo di Cadore - Cortina, capolinea della famosa Freccia delle Dolomiti, con tanto di trasporto auto al seguito.

La pianta della stazione di Calalzo di Cadore (www.rotaie.it)

Ovviamente non ho lo spazio per riprodurla completamente, ci vorrebbero altri 3 o 4 metri in lunghezza, ma una stazione di 5 binari con un paio di tronchini di cui uno per servizio viaggiatori ed uno per lo scarico auto avrei potuto farcela stare.

Ecco dunque il risultato, almeno nella sua idea iniziale.

1. La linea secondaria a trazione elettrica, uscita dalla galleria del forte aggira l'abitato attraversata da un PL per poi salire in rilevato fino ad un ponte a travata metallica con il quale sovrappassa il fiume, la statale e l'ingresso del fascio merci della stazione principale.

2. un viadotto in muratura a 4 archi in curva permette alla linea secondaria di sovrapassare il gruppo scambi della stazione principale (es. Udine, con la ferrovia al posto della strada)

3. la linea entra nella stazione di Bagni, dove un raddoppio permette le precedenze e gli incroci.

4. dopo un tratto a mezza costa ed un secondo viadotto ad archi, la linea entra nella nuova stazione (il FV resterà quello di Ugovizza con qualche fabbricato in più). In quest'ultima ci saranno due binari principali serviti da marciapiedi per il servizio viaggiatori. Sul primo potranno arrivare composizioni fino a 7 pezzi standard (303mm pari a 26,4m) più locomotiva o un ETR610 da 7 pezzi.

Un binario tronco permetterà l'arrivo e partenza di Ale/Aln tipo Ale 840, Aln668, Minuetto. A fianco ci sarà un secondo binario tronco con la rampa per il carico auto.

Altri 3 binari saranno utilizzabili sia per il servizio merci che per il rimessaggio delle vetture dei treni a lunga percorrenza che avranno qui il loro capolinea.

Il progetto del nuovo percorso.


Così facendo avrei risolto i due problemi sopra citati: l'ingresso delle persone nella stanza e la possibilità di avere un esercizio più realistico sulla linea secondaria. 
Perdo qualche porzione di linea sia italiana che austriaca, ma spero che ne valga la pena.


martedì 22 dicembre 2020

2020: anno orribile, ma con grandi opportunità

 

Rappresentazione grafica del coronavirus SARS-CoV-2
(da Wikipedia)

Il 2020 sarà ricordato nel mondo come uno degli anni orribili della storia dell'umanità. La pandemia da SARS-CoV-2 ha paralizzato tutti i continenti, contagiato milioni di persone e mietuto centinaia di migliaia di vittime. Non ne siamo ancora usciti. I vaccini iniziano ad arrivare in Europa, ma il tempo per arrivare all'immunità di gregge pare essere ancora lungo.

In questa tragedia, ci sono alcune piccole luci.

Una fra tutte il tempo da dedicare a se stessi, alla famiglia, agli hobby.

Ed è proprio grazie al tanto tempo disponibile che, nel 2020, i lavori sul plastico Pontebbana sono andati avanti alacremente.

Le modifiche al progetto

Stazione Nascosta Italia livello -2

Carro contachilometri per settare le locomotive

La struttura di sostegno del livello -1

La stazione nascosta Austria Livello -1

Ingresso della SNA

Elettronica: i circuiti per la scarica capacitiva

Edilizia: la stazione di Ugovizza

Elettronica: sensori di assorbimento, decoder e cablaggi


Una veloce carrellata di immagini con i lavori fino a oggi. Nella ultime settimane ho fatto un ulteriore passo avanti. I primi due telai dei moduli superiori sono pronti, nel secondo sto predisponendo i supporti ed i piani delle due linee che porteranno dalle stazioni nascoste alla stazione principale.



Visto che anche il prossimo periodo di feste sarà contrassegnato dai bollini rossi e arancioni del lokdown, penso che per la fine del 2020 almeno questi due moduli saranno completati nella parte strutturale e fissati in posizione.

lunedì 30 novembre 2020

Diamo vita al plastico: i primi collegamenti elettrici.

 

Collegamenti in via di stesura sul mio plastico

Ci eravamo lasciati mesi fa con l'ovale impostato.

Una scelta importante da fare è l'alimentazione dei rotabili.

Capiamo una cosa. Come molti modelli, anche i treni funzionano ad energia elettrica. Generalmente la tensione di alimentazione è attorno ai 12V. In alcuni casi si arriva a 15 o 16V.

Le scuole di pensiero nel fermodellismo, riguardo all'alimentazione sono fondamentalmente 3.

1. Sistema a Corrente Alternata, 3 Rotaie, utilizzato da Marklin, molti produttori propongono i propri modelli con questo titpo di alimentazione.

2. Sistema a Corrente Continua, 2 rotaie. 

3. Sistema digitale, detto anche DCC. In questo caso sui binari viaggia una tensione di alimentazione ad onda quadra che, oltre alla tensione necessaria per far funzionare i modelli, trasporta anche i dati che verranno interpretati dai vari decoder per far funzionare sia le locomotive o i rotabili, che gli accessori, come scambi, luci, altre utenze che possono così essere gestite tutte da un unico sistema digitale, appunto.

Personalmente, dopo aver usato per anni il sistema a corrente Continua, sono passato al sistema DCC e ne sono un convinto sostenitore.

ATTENZIONE! 

Digitale non vuol dire assolutamente gestione automatica del plastico, tutt'altro.

Il digitale permette di gestire autonomamente ogni rotabile, accessorio, sistema. Ma per attivare degli automatismi sono necessari molti componenti.

Al livello base, una centralina, un decoder montato sulla locomotiva ed un decoder scambi possono permettere un notevole divertimento, senza alcun automatismo. 
Saremo dei veri macchinisti, in grado di guidare il nostro treno come i macchinisti di qualche tempo fa, senza sistemi di sicurezza che veglino sul nostro operato. Quindi se decidessimo di passare col rosso... responsabilità vostra.


Rimanendo sempre alle cose semplici, il digitale permette, almeno a livello iniziale, di gestire tutto, ma proprio tutto, con 2 semplici fili. 

Sì due fili, ma chiariamo subito. Può andare bene per l'ovalino di pochi metri di binari, con un paio di scambi, e due treni.

E' vero che le centraline digitali anche più semplici attualmente in commercio erogano fino a 3A, sufficiente per gestire anche una decina di treni, ma capite bene che gestire 10 treni comincia ad essere complicato.

Ecco che in questo il DCC ci vieni incontro. grazie a sensori, decoder, software ci permette di arrivare ad un elevatissimo grado di realismo.

Un passo alla volta. 

Come detto i sistemi di alimentazione sono fondamentalmente 3. In ogni caso ci sarà un alimentatore o trasformatore che convertirà la tensione di rete presente in casa (di solito 220/240V 50Hz in Italia) nella tensione di alimentazione necessaria al funzionamento del plastico.

Collegare la centrale, sia essa Marklin, DC o DCC è semplice. Due fili di sezione adeguata e si arriva al binario.

Per cominciare vanno benissimo i binari con i morsetti di collegamento, ma, per chi vuole arrivare ad un maggiore realismo, i fili non si devono vedere. Quindi, foro nel supporto sotto alle rotaie e filo saldato sotto al fungo con un po' di stagno ed uno stagnatore a punta.


lunedì 5 ottobre 2020

work-in-progress: ottobre 2020

 

La radice NORD della stazione nascosta "Austria"

Avanti tutto. L'obbiettivo di completare la parte nascosta entro il 2020 ed iniziare il livello a vista si fa sempre più concreto.

La stazione nascosta sarà controllata da un insieme di diversi sensori di assorbimento di tipo s2, s4 ed s8 realizzati da DCCWorld.

Sono sensori collegati via LocoNet alla centrale DR5000 che comunicano lo stato di occupazione delle varie tratte.

I binari di stazione sono suddivisi in tre parti: una di circa 20cm ad ogni estremità ed una centrale.

Le due sezioni estreme servono per informare il software dell'ingresso del treno e del suo arrivo sul punto di stop. La sezione centrale, invece, per l'occupazione del binario.

I binari 1 e 2, invece, sono divisi in 5 tratte. La prima è il sensore di ingresso sul binario. La terza e la quinta servono per lo stop rispettivamente nella sezione 1 e nella sezione 2. Seconda e quarta danno l'occupazione delle varie sezioni.



In questo caso RocRail gestisce il binario accodando 2 treni uno dietro l'altro, rispettando la lunghezza delle sezioni. Nel caso un treno fosse più lungo della sezione, questo occuperebbe l'intero binario. Quando la sezione 2 è libera, il treno fermo nella sezione 1 avanza fino al termine del binario restando in attesa di ripartire. E' possibile indicare quante sezioni devono rimanere occupate.

Questo permette di aumentare la capacità della stazione nascosta. Nella stazione nascosta Italia, il primo binario è stato diviso in 3 sezioni ed il secondo in 2. Ovviamente più aumentano le sezioni, minore sarà la lunghezza massima dei treni ammessi. Ad esempio, nella stazione inferiore sul binario 1 possono sostare treni con al massimo 4 carrozze più la locomotiva. Circa 1400mm.

Nella stazione superiore ho optato per 2 sole sezioni di lunghezza maggiore. Circa 6 carrozze più la locomotiva.

venerdì 24 luglio 2020

Partiamo dall'ovale?

Quando ero piccolo io, ma anche oggi, molte case modellistiche propongono come set iniziali un ovale di binari con una locomotiva, alcuni carri o carrozze, l'alimentatore. 

Poi si aggiungono gli scambi, con un raddoppio di binario, poi magari si allunga un po' da una parte.

Ok, questo è per avvicinare al mondo del fermodellismo i più giovani, o chi desidera veder correre un trenino sul tappeto del salotto.

Ma se il nostro intento è rappresentare la realtà, l'ovale è proprio la soluzione ideale?

Consiglio, passate un paio d'ore in una stazione ed osservate.
Difficilmente vedrete passare lo stesso treno, nella stessa direzione, per due volte di fila.
Ci sarà un susseguirsi di treni, nell'una e nell'altra direzione.

Ma sul plastico come potremo rappresentare questo?

Con l'ovale!!!
Ma come? vi chiederete, se hai appena detto che l'ovale è per giocare sul pavimento!!!

Vero, ma, aggiungendo qualche componente, il nostro ovale potrà diventare la soluzione ideale per riprodurre in scala quello che abbiamo osservato nella realtà.
Come? Adesso ve lo faccio vedere con alcuni disegni.
L'ovale classico con la stazione lato osservatore
Partiamo dall'ovale classico.
La prima cosa che possiamo fare è quella di dividere il piano in due parti, creando un fondale a metà che nasconda alla vista la parte retrostante.

Già in questo modo il treno apparirà in scena da un lato per scomparire dall'altro. 
Nello spazio retrostante, possiamo inserire alcuni scambi per creare una stazione dove ricoverare i treni per alternarli in scena.

Abbiamo creato quella che viene generalmente chiamata "Stazione nascosta" o serbatoio. Uno spazio dove far sostare i treni per poterli alternare alla vista. In questo modo potremo far entrare in scena, di volta in volta, un treno diverso. Utilizzando treni reversibili, ad esempio delle automotrici o dei treni con carrozza pilota in coda e locomotiva in testa, potremo anche far passe i treni prima in un verso poi nell'altro.
Già così la nostra fermata potrà avere un traffico più realistico del semplice correre di un treno.

Se poi vogliamo aumentare ancora il divertimento, basta aggiungere due scambi anche alla fermata, trasformandola in una stazione di incrocio.
Con queste piccole modifiche all'ovale iniziale, avremo la possibilità di gestire un traffico passeggeri di tutto rispetto, con incroci in stazione, treni che vanno e vengono senza inseguimenti da pista di automobili.
Quello che ci manca è capire come far funzionare il tutto.
Non preoccupatevi, è più facile di quanto si pensi. Soprattutto oggi che il digitale la fa da padrone, gestire un plastico così può essere molto divertente.

Qualcuno potrebbe consigliarvi di usare i circuiti Arduino o Raspberry, ma, per iniziare, consiglio di partire da quello che offre il mercato, con soluzioni plug&play alla portata di tutti.

Non voglio citare marche specifiche per non fare pubblicità ad alcuni e non ad altri, ma i maggiori produttori di modelli ferroviari offrono nel loro assortimento anche centrali di controllo, moduli per il comando degli scambi, sistemi per la gestione del plastico. 
E si possono comandare con lo smartphone, il tablet o il pc.

Poi, se ve la sentite, si può andare oltre, cercando su internet troverete decine di prodotto, progetti, sistemi per gestire il tutto, anche spendendo un po' di meno.
Ma per questi ci vuole un po' di più esperienza. Non li escludiamo a prescindere, ma, per chi comincia, meglio affidarsi a qualcosa di velocemente operativo, per non rischiare di abbandonare tutto alla prima difficoltà. 
Armiamoci di pazienza, un paio di cacciaviti, forbici da elettricista, un po' di filo elettrico e via.

Una precisazione. 
Io ho iniziato a costruire plastici quando per far funzionare due treni sullo stesso binario erano necessari due alimentatori, un sacco di interruttori, sezionamenti, complicati schemi elettrici... 
Bello, si riusciva a fare tutto, ma quanti fili, per poi avere comunque un funzionamento incerto e abbastanza complicato da far funzionare.
Ancora oggi molti modellisti preferiscono continuare a gestire scambi e segnali con questo sistema.

Da quando ho scoperto il digitale, ormai quasi 20 anni fa, mi si è aperto un mondo.
2 fili e si può fare già molto. Con pochi collegamenti è possibile realizzare un impianto molto più realistico di un tempo.
Se vogliamo anche qualcosa di più la cosa è fattibile senza diventare matti ne dover essere ingegneri ferroviari.

Oggi, per costruire il nuovo plastico, sono partito dal sistema di gestione software per arrivare a definire i sezionamenti per il controllo del plastico, automatizzando i controlli e massimizzando il divertimento.
Ma di questo vi parlerò più avanti.

Una cosa è certa. La posa dell'armamento deve andare di pari passo con la realizzazione dell'impianto elettrico. Quindi un buon progetto è indispensabile.
Nel prossimo capitolo illustrerò come collegare quello che abbiamo disegnato fino ad ora, in modo semplice.

giovedì 23 luglio 2020

La prima bozza

Scelta la scala, definito lo spazio a disposizione, impostato a grandi linee il layout, definito il soggetto, direi che possiamo iniziare a buttare giù qualche idea.

In questo capitolo vorrei dare alcuni spunti da tener presenti nella progettazione in scala.

Compromessi

E' un termine che dovremo tenere sempre scritto in grande davanti a noi.
Sarà difficile riuscire a riprodurre esattamente in scala quello che vediamo. Ci vedremo costretti a ridurre alcune misure, modificare lunghezze, adattare il progetto allo spazio a disposizione.

Tanto per dare qualche numero.
100m reali corrispondono a 1.149,42mm in scala H0 (1:87) e in 100m di binario stanno meno di 4 carrozze standard da 26,4m (303mm in scala)
Un treno ordinario come un IC, EC ha una composizione che va da 7 a 9 carrozze più la motrice. Se guardiamo al passato un treno poteva arrivare anche a 14 carrozze più la locomotiva. Quasi 400m di lunghezza. In scala sono 4.248mm.

Una curva di raggio stretto nel reale (in piena linea, non sui raccordi) ha un raggio di circa 250m, sul plastico sarebbero 2.874mm

Se guardiamo agli assortimenti dei vari produttori di binari, vediamo che i raggi usati vanno dai 360mm per i più stretti, ai 900mm per quelli più ampi. In alcuni casi si va oltre, ma spesso, in questi casi, si usa il binario flessibile per arrivare a raggi ancora più ampi.

Una linea moderna ha raggi di curvatura anche di qualche km, in scala si parla di decine di metri di raggio.

Quello che voglio dire è che, a meno di non disporre di spazi immensi e fondi infiniti, difficilmente riusciremo a riprodurre un lungo tratto di direttissima, o far correre un treno in composizione reale in un ambientazione che non lo faccia sembrare un elefante su un francobollo.

Molto più facile realizzare una linea secondaria, con una bella fermata, su cui corrono automotrici tipo le Aln663 o Aln668, qualche Minuetto, convogli con due o tre vetture.

Nello spazio di un paio di metri, potremo creare un paesaggio incantevole in cui il treno, pur essendone protagonista, non risulta eccessivo.

Quanti binari!

Altro punto, che si lega al primo, evitare di riempire ogni centimetro quadro di binari. La ferrovia deve inserirsi nel paesaggio, non soffocarlo. Come nella realtà, la linea quasi scompare, si integra, attraversa senza stravolgere.

Quindi meglio togliere qualche binario piuttosto che aggiungerlo.
Una stazione di media grandezza con 4 binari permette già divertenti manovre.
Aggiungendo un paio di binari di scalo, il divertimento aumenta, senza risultare eccessivo.

Considerando un interbinario (distanza tra i binari) di 52mm, marciapiedi di circa 60mm avremo un piazzale profondo circa 400mm, con almeno altri 20 da dedicare alla stazione, strade, case. In 600mm di profondità riusciremo ad inserire comodamente una bella stazione completa.

Meno parallelismi

Sicuramente, chi prova a stendere un progetto, sarà tentato di disporre i binari parallelamente al bordo del plastico. Meglio evitarlo. 
Per dare movimento al tutto, l'ideale è cercare di creare un andamento diagonale, leggermente sinuoso, che permetta di ammirare il treno immerso nel paesaggio.

Qualche curva di ampio raggio aiuta a rendere più realistico il progetto.

Primo passo sarà, quindi, quello di definire l'andamento del binario principale.
Ricordo che, in una stazione, il binario di transito dovrà essere continuo. Gli scambi posti su questo binario dovranno avere il ramo di corretto tracciato verso il binario di transito. In questo modo i treni in transito potranno attraversare la stazione senza riduzioni di velocità.

Nel capitolo dedicato agli scambi, cercherò di spiegare alcune nozioni fondamentali riguardo ai termini usati e alle velocità dei treni su questi punti particolari.

Primo passo del progetto. Il telaio con il binario posto in diagonale con due curve da 1500mm di raggio.

mercoledì 22 luglio 2020

Il layout del plastico

Il layout del plastico è la forma generale del plastico stesso.

Ne esistono diverse.

Io faccio una premessa. Ogni punto del plastico deve essere a portata di braccio. Ovvero deve essere possibile avere un comodo accesso a tutto il plastico. La profondità massima, quindi non dovrebbe superare i 60cm dal bordo.
Ovviamente se scegliamo una soluzione per cui sia possibile girare attorno al plastico questi 60cm potrebbero aumentare.
Un plastico con la classica forma rettangolare.
distanza massima dal bordo 60 cm
Qualunque forma sceglieremo per il nostro plastico non dimentichiamo mai questa regola. Saremo sicuri di poter intervenire comodamente su tutte le parti del plastico.
Questo vale soprattutto per i binari. Dobbiamo poter recuperare eventuali mezzi sviati senza dover noleggiare un'autogru.

A questo punto, con la nostra piantina in mano, possiamo provare a disporre un po' di linee sulla carta. Generalmente parto disegnando una serie di rettangoli con il lato corto di 60cm ed il lato lungo tale da occupare lo spazio a disposizione.

Se scegliete la configurazione classica a rettangolo, come disegnata in figura, potete arrivare a 120cm per il lato corto.

In questo caso dovrete avere la libertà di girare attorno al plastico, lasciando quindi uno spazio sufficiente attorno al plastico per potervi muovere.
Studiando bene la struttura, potreste anche ipotizzare di renderla mobile, tramite ruote poste sotto ai supporti del telaio, che vi permettano di muovere tutto il plastico per raggiungere le parti meno comode o lasciare spazio nella stanza per altri scopi.

Variante del layout rettangolare, il plastico addossato alla parete.

Una variante potrebbe essere il rettangolo addossato alla parete. Qualche modellista ha utilizzato questo layout inserendo il plastico nell'arredamento, un bel complemento d'arredo per appassionati.

La soluzione che preferisco è la prossima: Il plastico a U o a G

Plastico a U con porta di accesso centrale

Plastico a G con porta di accesso laterale

Con queste configurazioni, l'operatore si troverà immerso nel plastico. Volendo le varie sezioni possono essere gestite come scene separate, con il fondale a fare da separatore tra le varie parti.

Facendo sempre riferimento allo spazio a nostra disposizione, nulla vieta di creare soluzioni miste, con penisole all'interno della stanza. Un layout ad E, o a F, ad esempio.


Qui lascio spazio alla vostra fantasia. Giusto per darvi un'idea, ecco alcune immagini dei miei plastici.

Plastico, ormai smantellato, con configurazione a C, lungo le pareti della stanza

Progetto del plastico in costruzione, layout a G, accesso dal lato destro in alto.
L'operatore è immerso nel paesaggio.

martedì 21 luglio 2020

La scala di riduzione

Locomotiva in scala G

Altro passaggio fondamentale è la scelta della scala di riduzione.

Anche in questo caso cito le norme NEM:
NEM 010 - ed. 1987
2 - Il Rapporto di Riduzione di impianti e veicoli fermodellistici viene espresso con il termine "Scala". La scala è identificata mediante una sigla composta da caratteri alfanumerici o cifre romane (Tabella 1).
I numerosi Scartamenti presenti nelle ferrovie reali vengono riuniti in quattro gruppi per la riproduzione modellistica. 
La sigla della scala senza nessun carattere aggiuntivo si riferisce a scartamenti reali > 1250, mentre per ferrovie a scartamento ridotto < 1250 vengono aggiunti alla sigla della scala i caratteri aggiuntivi "m", "e" oppure "i". 
Per queste sigle combinate di scala e scartamento è utilizzato in Italia il termine "Norma". 
Esempi: 
Riduzione in 1:87 di una ferrovia a scartamento normale: Scala H0 ("Acca-zero") Norma H0 (scartamento 16,5) 

Riduzione in 1:45 di una ferrovia a scartamento metrico: Scala 0 ("Zero") Norma 0m (scartamento 22,5)

Le scale principali utilizzate nel modellismo ferroviario vanno dalla minuscola Z (rapporto di riduzione 1:220) alla gigantesca sala G o LGB (rapporto 1:22,5).

Le più comuni per i plasticisti sono la N (1:160), la TT (1:120), la H0 [acca zero] (1:87), la 0 [zero] (1:45 in Europa, 1:43,5 in UK e Francia, 1:48 in nord America)

Ovviamente ad ogni scala corrisponde uno scartamento, ovvero la distanza tra le facce interne delle rotaie del binario. Lo scartamento standard europeo è di 1435mm.
Vi invito ad approfondire la questione degli scartamenti. Ne esistono di diversi nel mondo. 
Oltre a quello standard europeo, ci sono quelli larghi, come quello spagnolo e portoghese, russo, finlandese,indiano; così come quelli stretti o ridotti utilizzati soprattutto sulle linee di montagna o in molte linee centro americane.
Famoso è quello delle ferrovie retiche RhB, con scartamento metrico che parte da Tirano in Italia ed arriva a Coira, Davos, Disentis, Scuol passando per la famosa località turistica di St Moriz. Meta di "pellegrinaggi" per gli appassionati di ferrovie di tutto il mondo, oltre che di moltissimi turisti per gli splendidi paesaggi alpini di alta quota attraversati.

Quale scala usare


Modello di locomotiva in scala H0 - 1:87

La scelta per un plastico domestico, generalmente, si riduce a due o tre: N, TT, H0
Tra queste, poi, è necessario tener conto della disponibilità di materiale rotabile disponibile in commercio. Sicuramente la H0 è la scala regina. Sia per il rapporto di riduzione che permette di godere di dettagli più definiti delle altre, sia per la grande disponibilità di rotabili attualmente in commercio.

Ovviamente, dovremo valutare se questo rapporto di riduzione ci permetterà di riprodurre quello che desideriamo e se, nel tempo, potremo avere un numero di rotabili sufficiente e coerente con quanto abbiamo definito: luogo ed epoca.

La mia scelta è caduta sulla scala H0 perchè mi permette di avere un parco rotabili coerente per epoca, località scelta, tipologia di materiale rotabile impiegato.

Inoltre, la scala permette di riprodurre facilmente molti dettagli costruttivi sia sui rotabili che sui vari elementi del paesaggio.
La rimessa locomotive riprodotta in scala H0.
Notare il complesso di travi e centine che compongono il tetto perfettamente riprodotto.

Abbiamo compiuto un altro importante passo verso l'avvio della progettazione. Nel prossimo capitolo sceglieremo il tipo di layout del nostro plastico. 

lunedì 20 luglio 2020

La scelta del soggetto: stazione o piena linea

Un tratto di piena linea con il regionale Udine - Tarvisio 
Questa sarà una pietra miliare di tutto il futuro plastico.
Ed è una scelta da valutare con estrema attenzione perchè porterà grandi soddisfazioni se fatta con calma, o grandi crisi se presa in fretta.
Qui bisogna usare la testa, lasciando alla pancia il minimo.

Vi spiego perchè lo ritengo un passo fondamentale cercando di dare alcune definizioni dei due soggetti.

La piena linea: se il soggetto del nostro plastico sarà questo, avremo la possibilità di veder correre i nostri treni immersi nell'ambiente circostante. Cercando di mescolare al meglio i vari elementi, il risultato potrebbe essere affascinante. Generalmente, per riprodurre un tratto in piena linea, è bene cercare di porre ai due estremi qualche elemento che mimetizzi l'uscita di scena del treno.

Se l'ambientazione scelta fosse la montagna o un tratto in collina, avremmo gioco facile: due portali di galleria ed il gioco è fatto.
Per la pianura possiamo aiutarci con alcuni elementi e ricordando che la pianura non è piatta.
Piccoli avvallamenti, gruppi di alberi, qualche casa, edifici di vaio genere possono aiutare il modellista a creare le quinte della scena. Di grande aiuto, poi, i vari cavalcavia, viadotti, ponti possono mascherare al meglio l'uscita di scena dei vari attori: i nostri treni.

Un modellista è, di fatto, uno scenografo teatrale, il cui palcoscenico è il piano del plastico, le quinte saranno questi elementi di mascheramento, il fondale sarà la foto o il dipinto che porremo alle spalle del nostro plastico.

Sto parlando di plastico, ma per un diorama o plastirama è la stessa cosa. L'unica differenza è che nel plastico le rotaie proseguono oltre le quinte, verso altre scene, dando l'idea del treno che prosegue verso altre stazioni. Il diorama è una scena statica, un teatro di posa dove il treno può essere ammirato nel suo ambiente. Il plastirama, come anche il modulo Fremo o FIMF è una via di mezzo tra i due. E' un diorama operativo dove il treno, oltre che essere immerso nel suo ambiente, può anche fare qualche movimento. Se questo modulo viene collegato ad altri con una coulisse, una stazione nascosta o altri moduli nei raduni, allora diverrà parte di una rappresentazione più grande.

Tornando alla scelta, per concludere la parte dedicata alla piena linea, avremo la presenza di opere d'arte come ponti e viadotti, tombini. La linea correrà su un rilevato posto più o meno a mezza costa, che permetta di staccarlo e porlo al centro dell'inquadratura.
Attorno al treno avremo sicuramente tutte le componenti tipiche della ferrovia: picchetti, segnali, tabelle. Potremo inserire un Passaggio a Livello o un sottopasso.
A seconda dell'ambiente scelto avremo poi scarpate in pietra o campi coltivati. Sta al modellista cercare il giusto equilibrio tra le varie parti ed in questo aiuta l'osservazione.
Un consiglio, fate tante foto. Vi aiuterà a scegliere il soggetto migliore e ad inquadrare il plastico. Se poi avete la possibilità di fare un corso di fotografia, anche solo di base, ne troverete grande vantaggio. Le regole della fotografia calzano a pennello nella realizzazione di plastici e diorami.

Quanto detto fino a qui vale anche per la seconda opzione che il modellista ha di fronte, nella scelta del soggetto del suo plastico: la stazione.


Treno di carrozze tipo MD con pilota in testa, in sosta nella stazione di Carnia (UD)
Rispetto alla piena linea, dove i treni transitano più o meno velocemente, la stazione offre altre possibilità. L'arrivo e la partenza dei convogli, in primis, con tutte le operazioni legate a questo.
A seconda delle epoche, avremo la possibilità di movimentare dei carri, di comporre e scomporre dei treni. Se la stazione sarà di una certa importanza, situata in una località da cui partono più linee o in un punto in cui, soprattutto con la trazione a vapore, sostavano le locomotive adibite alle spinte sulle rampe di salita delle linee di montagna, avremo la presenza di rimesse locomotive dove queste venivano accudite tra un servizio e l'altro.
Sempre guardando alle epoche passate, diciamo fino alla IV, la presenza di binari di scalo con magazzini merci o, almeno, piani di carico, era consueta anche nelle stazioni minori.
Solo le semplici fermate non avevano nulla se non fabbricato viaggiatori e marciapiedi.

Quindi, chi volesse vivere il momento della formazione del treno, del cambio delle locomotive, dei movimenti dei carri da e per lo scalo, sicuramente opterà per questa seconda scelta.

La stazione offre moltissime opportunità, ma, se non studiata a dovere, può rivelarsi un fallimento.

Tornando alla meravigliosa Milano Centrale, dobbiamo sempre cercare di dosare gli elementi con sapienza e accortezza, cercando di non esagerare.

Come si dice: "il troppo stroppia". E vale anche per il nostro plastico. Troppi binari, troppi scambi possono sovraccaricare la scena.

Come dicevo poco sopra, saper bilanciare gli elementi è fondamentale per ottenere un buon risultato.
Partiamo dallo spazio a nostra disposizione, cerchiamo di inserire quelli che saranno i punti fissi: il binario principale, il fabbricato viaggiatori, il magazzino.

esempio di progetto di una stazione con rimessa, magazzino merci e SSE
Dovremo decidere se la linea su cui si pone la stazione è a singolo o doppio binario, elettrificato o meno.
Se ci siano più linee afferenti alla nostra stazione.
Se ci siano raccordi verso industrie, magazzini, se la zona in cui è ambientata la stazione produca qualcosa in particolare per poter inserire i giusti elementi.
Oggi i treni partono solo dagli scali principali, dai porti o dagli interporti. Non esiste più il servizio a carro singolo. L'ultimo km è lasciato alla gomma, quindi tutti gli scali delle piccole stazioni sono stati disattivati se non smantellati del tutto.
In alcuni casi vengono usati per ricoverare i mezzi di servizio e di manutenzione della linea. Non dimentichiamoci di questo aspetto. Può dare vita a scene molto accattivanti che possono rendere il plastico ancora più affascinante.
Saranno le piccole scene a dare vita al nostro lavoro.

Mi sto allargando e mi rendo conto che di cose da dire, soprattutto per chi comincia, sono veramente tante. Quindi per oggi il capitolo si chiude qui. Domani un altro passo verso la definizione del nostro progetto. E senza aver ancora preso in mano la matita o il mouse per disegnare nulla...

Ma tranquilli, il risultato sarà eccezionale.

venerdì 17 luglio 2020

La scelta del soggetto: l'epoca

Un vecchio casello sulla ferrovia Rudolfiana nei pressi di Tarvisio Boscoverde

Nel capitolo "Le basi del fermodellismo", citavo Milano Centrale tra i sogni di molti fermodellisti. Una grande stazione con decine di treni, un lungo tratto di linea a doppio binario dove lanciare i convogli a velocità realistiche, magari ad alta velocità, sono i sogni di quasi tutti i fermodellisti.
I più fortunati possono tentare di realizzarli entrando a far parte di sodalizi, club, associazioni che abbiano un grande plastico sociale o organizzino raduni dove comporre grandi plastici partendo da moduli secondo norme standard (Fremo, FIMF, FIMF3000... ).

Nelle nostre piccole o medie stanze, invece, questi sogni devono essere ridimensionati per poter occupare lo spazio disponibile.

Ci si presentano due scelte fondamentali: il soggetto e la scala di riduzione.

Il soggetto

Cosa vogliamo riprodurre? Una stazione o un tratto in piena linea?
Qual'è la zona in cui ambientare il plastico? Pianura, collina, montagna, mare...
Quale epoca vogliamo riprodurre?
Locomotiva a vapore 685 in partenza da Venzone con un treno storico

Iniziamo da quest'ultima: l'epoca.
Le norme NEM (Norme Europee di Modellismo), disponibili sul sito della FIMF, indicano le epoche ferroviarie così:
Nella storia dello sviluppo ferroviario si evidenziano chiaramente epoche, che sono contrassegnate da ben precise caratteristiche tecniche e da cambiamenti delle strutture societarie. Le epoche si manifestano sia nelle installazioni fisse (p.es. nello stile di edifici e segnali) sia nell'aspetto, colorazione e immatricolazione dei veicoli. Veicoli ed accessori fermodellistici sono perciò da inquadrare in una determinata epoca. Per gli impianti fermodellistici parimenti si raccomanda di inquadrarli in una determinata epoca, in relazione alla loro tematica e decorazione. 
(da NEM800 ed. 2003 - sito FIMF)

E' bene cercare di inquadrare un periodo preciso in cui ambientare il plastico. Questo ci permetterà di scegliere il tipo di edifici, il materiale d'armamento, i rotabili, i mezzi ed anche i vestiti dei personaggi che andremo a posizionare sul plastico.

Nel video sopra, ripreso a Venzone (UD) qualche anno fa, è possibile vedere un treno storico su una linea moderna.
Questo per ricordare che, soprattutto negli ultimi anni, è possibile vedere mezzi d'epoca circolare in tempi recenti. Ma saranno da scegliere in modo accurato e coerente con quanto andiamo a riprodurre.

Una precisazione. Nessuno vieta di prendere la Bayard del 1860 e farla circolare a fianco dell'ultimissimo ETR400 "Frecciarossa 1000". Liberissimi.
Diciamo solo che, se vogliamo riprodurre la realtà, che è lo scopo del fermodellismo, questo accostamento potrebbe essere quanto meno azzardato.

Libertà personali a parte, torniamo alle epoche.
Per chi si avvicinasse ora alle ferrovie bisogna iniziare chiarendo alcuni punti.
Le rotaie non hanno sempre avuto le stesse dimensioni.
Escludendo le tipologie iniziali usate per le primissime ferrovie, i tipi standard variavano a seconda del peso per metro lineare. Si passa così dai 20, ai 30, 35, 40, 50 fino ai 60 Kg/m.
Ciascuno di questi permetteva il transito di treni con carichi assiali ben diversi.
Le rotaie utilizzate oggi permettono il transito di convogli con carico assiale di circa 22 ton/asse ed hanno un peso di 60kg/m. Inoltre vengono profilate in verghe molto lunghe, anche centinaia di metri, saldate poi in opera raggiungendo lunghezze di chilometri.
Se fate attenzione, sulle linee più moderne non sentirete più il classico tu-tum, tu-tum continuo.

In passato le rotaie erano molto più sottili e corte, i carichi ammessi più modesti e le velocità massime molto minori. Un treno a vapore di inizio '900, difficilmente raggiungeva i 100km/h in pianura. Spesso le velocità si aggiravano tra i 30 e i 70km/h

Altro treno storico, ripreso a Redipuglia nel settembre 2018.
In testa la locomotiva di origine austriaca gr.728.022 assegnata al museo ferroviario di Trieste Campo Marzio
Quindi dobbiamo fare una prima scelta: l'epoca di ambientazione.
Fatto questo potremo decidere il tipo di binario da utilizzare, le forme stilistiche dei fabbricati, che accessori ferroviari dovremo inserire e quali evitare.

Altro esempio. Se volessimo ambientare il nostro plastico o diorama in epoca III, tra il 1945 ed il 1965, su una linea secondaria, a binario unico, dovremo scegliere binari con profilo basso, segnali ad ala, probabilmente qualche colonna idraulica per rifornire le locomotive a vapore di acqua, apparati di movimento degli scambi a mano, comandi segnali e passaggi a livello a fune.
Non ci saranno segnali semaforici luminosi, pali e fili della linea aerea di alimentazione.
Probabilmente il marciapiede sarà in terra battuta senza pensiline, sicuramente senza sottopassaggio.
Se la stazione è abbastanza importante, potrebbe esserci almeno un binario di raddoppio ed uno o due binari di scalo, affiancati ad un bel magazzino merci in piena attività.

La stessa stazione ambientata tra il 1990 ed il 2000 potrebbe aver perso il binario di raddoppio e quelli dello scalo, il magazzino potrebbe essere chiuso se non demolito. I segnali ad ala sostituiti con altri luminosi e, probabilmente la linea elettrificata con rotaie da 50 o 60kg/m.

Oltre a questo, anche i mezzi in circolazione sarebbero ben diversi. Se in epoca III era probabile avere treni con locomotive a vapore, carrozze "centoporte" o Corbellini, bagagliai e carri postali di tipo antiquato, nell'epoca IV/V saranno sicuramente mezzi leggeri come le Ale o Aln a circolare, probabilmente qualche treno con locomotive elettriche e carrozze di tipo a Piano Ribassato o le prime Medie Distanze.

Anche nella riproduzione in scala dovremo porre attenzione a questo.
Ci piacciono di più le locomotive a vapore con il loro lento e sbuffante avanzare o i convogli più moderni?

Fatta la scelta avremo posto un altro paletto al nostro progetto.


giovedì 16 luglio 2020

Predisporre l'ambiente del plastico.

Abbiamo messo su carta le dimensioni della stanza a nostra disposizione, disegnando anche tutti gli ingombri. Nella precedente puntata dimenticavo che è opportuno conoscere anche le altezza a disposizione.
Una soffitta con il tetto spiovente offre meno spazio di una cantina a piena altezza.

E questo mi fa ricordare che c'è un altro fattore importante da tenere conto: il microclima della stanza del plastico.

Tornando ai due esempi di sopra, una soffitta avrà un microclima diverso rispetto ad una cantina o una stanza interna alla casa.

Avendole provate tutte in questi 30 anni, devo dire che fra tutte preferisco la cantina. Fresca d'estate e non troppo fredda d'inverno. Tra l'altro con un termoconvettore e un deumidificatore, temperatura e umidità possono essere facilmente controllate.

Nella scelta della stanza, mediando tra tutte le soluzioni, non dimenticate, quindi, di considerare anche la situazione climatica della stanza.
Chiaramente se vivete in una bella casa di campagna, in classe A++, con tetto coibentato e gestione controllata del clima... Bhe vi invidio ancora di più di ieri.

Quindi, prima di cominciare a spendere soldi per modelli, legno, viti, meglio investire qualcosa per poter vivere il plastico 365 giorni all'anno.
E adesso via di colore. Una bella mano di bianco per avere un ambiente pulito, senza dimenticare che poi, dovremo creare il fondale del nostro plastico.

Come non ve l'avevo detto?

Ma certo. Il plastico non si limita al semplice tavolato su cui poseremo binari, marciapiedi, stazioni, strade. Va oltre. Il fondale deve diventare parte integrante del plastico, in modo che chi lo osserva pensi di trovarsi immerso nella realtà.

Per questo esistono diverse soluzioni. Dalla più semplice che si riduce a dipingere di azzurro il cielo, disegnando magari qualche collina o montagna, all'acquisto di fondali già pronti delle varie case modellistiche, a quello, secondo me più corretto, di cercare di comporre in proprio il fondale combinando diversi scatti ripresi nei luoghi che vogliamo riprodurre sul plastico.

Vi faccio un paio di esempi, rimandandovi a qualche lettura:
il plastico "Ferrovie d'Abruzzo" presentato sul n°80 di TuttoTreno Modellismo
i plastici del maestro tedesco Josef Brandl disponibili nella collana di monografie di TTModellismo Extra
il plastico di Milano Chiaravalle presentato sul numero 6 di TTModellismo Extra

Questi sono solo alcuni esempi, senza voler dimenticare nessuno o sminuire altri.
Oltre alle riviste italiane, consiglio di dare un'occhiata anche a quelle tedesche (MiBa, Eisenbhan Journal, Modell Eisen Bhanner,...) e francesi, sempre ricchissime di spunti e realizzazioni meravigliose.
Per gli amanti delle ferrovie Inglesi ed Americane, esistono notevoli risorse anche rispetto a queste realtà. non mi sento di consigliarvene perchè non le conosco. A voi la ricerca.

Se lo spazio a disposizione è limitato e, invece che un plastico, pensate piuttosto ad un diorama, allora le cose potrebbero semplificarsi. Potreste pensare, ad esempio ad una bella scatola in cui le pareti farebbero da quinta a quanto andrete a rappresentare. Il tetto diverrebbe il cielo, con un bel sistema di illuminazione, mentre la faccia dal lato osservatore, la cornice del quadro tridimensionale che andrete a realizzare.

Vi lascio con un bellissimo esempio, realizzato da Luke Towan.
Buona visione e alla prossima

mercoledì 24 giugno 2020

Piccola modifica al progetto: versione 9

Progettare un plastico in scala è una delle attività più stimolanti e, se fatto con attenzione e cura, permette di realizzare opere precise, senza il rischio di ritrovarsi con binari che finiscono nel vuoto, pendenze impossibili o sagome limite non rispettate.
La versione 9 del progetto del plastico

Ecco allora che, preso da un attimo di "follia progettuale", ho messo mano ad uno dei componenti che poco mi convinceva: il modulo mobile all'ingresso della stanza.
La sua presenza, ed il fatto che la linea italiana sarebbe passata sotto alla linea austriaca in un punto poco mimetizzabile, mi hanno convinto che era il momento di tentare un'altra strada.
Ecco allora che, all'uscita sud della stazione principale, la linea RFI affronterà un'ampia curva per poi entrare in galleria e passare sotto al forte. In galleria la curva sarà di raggio inferiore per poi sbucare, sottopassare la statale, scavalcare il fiume e completare la curva con un raccordo parabolico che la invierà verso la galleria sotto alla stazione principale da cui raggiungerà l'elicoidale per scendere al livello -2.

Nel tratto in galleria la linea RFI affiancherà la linea OBB che manterrà quasi inalterato il suo andamento.

Resta al suo posto la linea secondaria a binario unico.

In questa variante c'è più spazio per il paese ed ho inserito un fiume nell'ala sud del plastico.

Ci sono ancora alcuni punti che non mi convincono del tutto, ma temo che lo spazio nella stanza non sia così ampio da permettermi di inserire altro.
Sarà un plastico a prevalente vocazione movimentista, con poco spazio per la piena linea e molto di più per le manovre in stazione.

Poi c'è un sogno nel cassetto... quello di poter acquistare un giorno la stanza a fianco e poter espandere il plastico anche in quella. Chissà...

martedì 17 marzo 2020

2020 che sia la volta buona?

Come avevo scritto ormai 2 anni fa, la genesi del mio plastico si fa sempre più complessa ed intricata. Ad un lettore futuro potrebbe apparire come una trasposizione fermodellistica della Divina Commedia.
Forse più una commedia, perchè di Divino in questa genesi c'è ben poco.

Un veloce sunto di quanto successo in questi 2 anni. Altro trasloco, spero l'ultimo. Messo tutto in scatola, smontato tutto quello che restava da smontare, caricato tutto su un furgone e via.

Nella nuova casa, che spero sia definitiva, ho una stanza da 5m x 4 circa, tutta per me. Ridipinta, installato un convettore per avere un po' di caldo (è una cantina interrata, temperatura media in inverno 14°) e, finalmente, da qualche settimana sono iniziati i lavori per costruire il nuovo plastico.

In questi due anni non sono rimasto fermo. Progetti, studi, fantasie, approfondimenti, letture hanno accompagnato questa lunga quaresima modellistica.

Alcuni punti fermi dei precedenti plastici sono rimasti tali, altri... sono un po' meno fermi.

L'ambientazione rimane la stessa, confine tra Italia e Austria. Linea principale a doppio binario elettrificato ispirata alla nuova Pontebbana. Stazione di confine con 8 binari, di cui 5 con marciapiedi, scalo merci, binari di ricovero per carrozze, deposito locomotive.

La linea a binario unico, elettrificato, si ispira alla vecchia Pontebbana, con una fermata ispirata a Malborghetto ed una con 3 binari il cui fabbricato viaggiatori sarà quello di Ugovizza.

Come nei precedenti progetti, ci saranno 2 stazioni nascoste, una Italia e una Austria con, in più, alcuni binari tronchi in cui ricoverare i treni reversibili, anche lunghi come l'ETR500 o il Railjet.


Ecco lo schema dei livelli 0 e 1 con le varie linee.
A vederlo così sembra un intreccio di linee ma, essendo pensato su più livelli, con un un andamento del terreno molto sinuoso con alcuni rilievi, le varie parti saranno visibilmente separate.
Il livello 0 sarà ad un'altezza di 1300mm da terra, secondo le nuove tendenze, per poter avere i treni ad altezza d'occhio e non guardarli dall'alto come fossimo su un aeroplano a centinaia di metri di quota.
Tra l'altro, con l'età che avanza, sarà anche comodo per lavorarci senza dover piegare la schiena.

Fissato sulla carta il progetto, sono iniziati i lavori. In questi giorni di blocco forzato vi racconterò l'avanzamento, le scelte progettuali e tecniche, i sistemi di controllo adottati e i nuovi treni che in questi anni hanno aumentato il parco rotabili.

Se volete commentare, fatelo pure, lasciando, per cortesia, il vostro nome. Mi piacerebbe avere un rapporto confidenziale con i miei lettori.

lunedì 27 novembre 2017

E si ricomincia, di nuovo.

Ancora un trasloco, ancora un cambiamento, ancora una volta il plastico in costruzione verrà smontato per essere trasferito, ridimensionato, rielaborato.
Volete sapere cosa sta succedendo?

Un prima risposta la potete trovare alla pagina "Plastico Italia Austria dal 2018" in cui racconto l'idea che ha ispirato la progettazione del nuovo impianto.

Poi, di settimana in settimana, qui su queste pagine gli aggiornamenti con i lavori di costruzione del nuovo plastico.

Per ora mi sto dedicando a smontare il vecchio, riporre i modelli, trasferire tutto il materiale.